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Festa di Sant’Evasio 11-1998
DALL’OMELIA PER LA FESTA DI SANT’EVASIO
Patrono della Diocesi di Casale Monferrato
12 novembre 1998
…. Ma non posso concludere senza ricordare gli ultimi tra gli ultimi che spesso non hanno neanche l’onore di una menzione nel panorama delle inadempienze nostre e del nostro scarso amore.
Mi riferisco a quegli esseri umani che non vedono neppure la luce, respinti prima ancora di nascere, come indesiderati o disturbatori.
“Far posto alla vita” significherà far posto anche a loro, che – spesso nella generalizzata indifferenza di una società e di una cultura che si vanta di essere moderna – sono eliminati, come fossero oggetti di scarto, senza neppure il sospetto che ad essere gettato sia l’essere umano.
Dalla vita nascente a quella che tramonta, la nostra società tutta intera – e noi cristiani a maggior ragione – deve riscoprire gli ultimi, i poveri, gli emarginati, i senza voce e senza potere.
Se non si riparte da qui, la società camminerà sempre più nella direzione delle barbarie: solo i forti, solo i potenti, solo i protetti, solo i ricchi si guadagneranno sempre maggiori privilegi.
Non accetteremo questa cultura pagana della forza e della ricchezza.
Sapremo essere, come ci hanno insegnato i nostri santi, una forza alternativa – anche se incompresa e martirizzata – dentro questa società: la forza alternativa di una carità evangelica che si fa “dono, dentro la storia”.
Patrono della Diocesi di Casale Monferrato
12 novembre 1998
…. Ma non posso concludere senza ricordare gli ultimi tra gli ultimi che spesso non hanno neanche l’onore di una menzione nel panorama delle inadempienze nostre e del nostro scarso amore.
Mi riferisco a quegli esseri umani che non vedono neppure la luce, respinti prima ancora di nascere, come indesiderati o disturbatori.
“Far posto alla vita” significherà far posto anche a loro, che – spesso nella generalizzata indifferenza di una società e di una cultura che si vanta di essere moderna – sono eliminati, come fossero oggetti di scarto, senza neppure il sospetto che ad essere gettato sia l’essere umano.
Dalla vita nascente a quella che tramonta, la nostra società tutta intera – e noi cristiani a maggior ragione – deve riscoprire gli ultimi, i poveri, gli emarginati, i senza voce e senza potere.
Se non si riparte da qui, la società camminerà sempre più nella direzione delle barbarie: solo i forti, solo i potenti, solo i protetti, solo i ricchi si guadagneranno sempre maggiori privilegi.
Non accetteremo questa cultura pagana della forza e della ricchezza.
Sapremo essere, come ci hanno insegnato i nostri santi, una forza alternativa – anche se incompresa e martirizzata – dentro questa società: la forza alternativa di una carità evangelica che si fa “dono, dentro la storia”.

